In ottemperanza alla Policy di Ateneo per il deposito dei prodotti della ricerca scientifica nell’archivio istituzionale (IRIS-BOA), docenti e ricercatori dell’Università Milano-Bicocca sono tenuti a inserire regolarmente le proprie pubblicazioni nel repository istituzionale, che raccoglie e gestisce la produzione scientifica dell’Ateneo e provvede ad aggiornare automaticamente i principali servizi interni ed esterni. In aggiunta a ciò, il Regolamento di Ateneo sull’Open Science prevede il deposito in IRIS-BOA dei PDF delle versioni consentite dagli editori per l’Open Access.

Questa breve premessa introduce il tema di questo approfondimento, ovvero comprendere appieno e distinguere le funzioni che hanno, rispettivamente, la licenza di utilizzo di un’opera e la licenza di deposito della propria pubblicazione in IRIS-BOA: diritti dell’editore e concessione della licenza per il deposito nell’archivio istituzionale sono due questioni del tutto distinte.

La licenza d’uso dell’opera in IRIS-BOA

Attualmente, all’atto del deposito nell’archivio del PDF della propria pubblicazione (si tratta della quarta maschera di inserimento: “Carica”) è richiesta la compilazione di due campi in particolare; il primo è denominato “Impostazioni di accesso“, il secondo, “Licenza“.

  • Impostazioni di accesso si riferisce alle modalità di accesso alla risorsa depositata e prevede la possibilità di selezionare diverse opzioni: Accesso Aperto (quando l’opera è fruibile liberamente), Embargo (si tratta dell’eventuale periodo di tempo durante il quale l’opera archiviata risulta secretata e accessibile solo per la parte dei metadati. Superato l’embargo, la risorsa diventa ad accesso aperto), Solo gestori archivio (nel rispetto del copyright, il PDF non è direttamente fruibile; la selezione di questo campo prevede l’attivazione automatica di un bottone che consente all’utente di contattare con un messaggio il responsabile della scheda-prodotto).
  • Il menu a tendina del campo Licenza prevede le seguenti voci: Tutti i diritti riservati (quando l’opera non è riproducibile senza espressa autorizzazione del titolare del diritto d’autore – l’editore detiene il copyright per i materiali già pubblicati, se i diritti di sfruttamento economico sono stati ceduti con il contratto di edizione; l’autore è titolare dei diritti per i materiali non ancora pubblicati), Creative Commons (il titolare del diritto d’autore sceglie le modalità d’uso dell’opera da parte dei fruitori, garantendo la distribuzione e il riuso in modo etico. In altre parole, l’autore che associa alla sua opera una licenza Creative Commons, offre alla comunità, a determinate condizioni, alcuni dei diritti esclusivi che la legge sul diritto d’autore gli riconosce.
    Cliccando sulla voce Creative Commons del menu a tendina, si apre un pop-up che consente la selezione della corretta licenza CC), Dominio pubblico (quando non sussistono diritti sull’opera: si può copiare, modificare, distribuire e utilizzare l’opera, anche per fini commerciali, senza chiedere alcun permesso). Infine, la voce Altro consente di specificare nel campo delle note eventuali licenze, diverse dalle CC, applicate alla pubblicazione.
Il Green Open Access – che UniMiB promuove – si realizza mediante il deposito dei full-text nell’archivio istituzionale: per ogni prodotto pubblicato va infatti caricato in BOA il file PDF della versione editoriale, consentita per l’Open Access. Nei casi in cui la policy editoriale non permette che tale versione sia fruibile in accesso aperto, è necessario depositare anche almeno una delle versioni precedenti (Author’s Accepted Manuscript e/o preprint), sì da consentirne la disseminazione, sempre nel rispetto delle condizioni contrattuali sottoscritte con gli editori. A tal fine, si consiglia di verificare in Sherpa Romeo (sito che censisce le politiche editoriali di editori internazionali) quali siano le versioni che l’editore consente di depositare ad accesso aperto in un archivio istituzionale (es. pre-print, post-print ecc.) e a quale condizione (per esempio se sia necessario impostare un embargo) e procedere poi all’inserimento di un secondo allegato in accesso aperto (in BOA, nella maschera di caricamento del full-text, è disponibile una vista sulla pagina di Sherpa Romeo dedicata alla rivista su cui l’articolo è stato pubblicato).

La licenza di deposito in IRIS-BOA

Ora che sono stati chiariti il significato e la modalità di impostazione in IRIS-BOA delle licenze d’utilizzo dell’opera è opportuno illustrare le caratteristiche dell’“altra” licenza, quella di deposito nell’archivio istituzionale.

A conclusione della procedura di inserimento di un prodotto in BOA, prima di inviare il prodotto “in validazione”, il submitter deve prendere visione e sottoscrivere la “licenza di deposito” (si tratta della maschera di inserimento chiamata proprio “Licenza”).

Con l’accettazione della licenza di deposito si dichiara che le informazioni inserite nella scheda dei metadati del prodotto depositato, così come quelle contenute nell’allegato, non violano i diritti di nessuno e nessun tipo di diritto, in particolare quelli relativi a privacy e copyright. La licenza conferisce, inoltre, all’Università la possibilità di modificare le schede delle pubblicazioni ai soli fini di preservazione.
Si tratta di un atto formale necessario per consentire l’archiviazione dei propri documenti in IRIS-BOA. La non concessione della licenza non determina la completa eliminazione dell’inserimento, ma ne impedisce la pubblicazione nell’archivio istituzionale; il prodotto resterà sul “desktop prodotti” del submitter, non visibile in rete.

Per concludere, la concessione della licenza di deposito in IRIS-BOA e il rispetto del diritto d’autore non sono in conflitto, tutt’altro, avendo campi di applicazione ben distinti.
Il PDF allegato seguirà le politiche editoriali nel pieno rispetto del copyright.